L'Angolo dell'Amicizia

MITOLOGIA

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    Mitologia (dal greco mythos e logein; letteralmente: discorrere in maniera razionale del racconto poetico) è il termine con cui si indica sia lo studio - riferito di frequente alle singole religioni - dei miti e sia il complesso delle credenze mitiche. Queste concernono principalmente tre argomenti: a) l'origine del mondo; b) l'origine dell'uomo; c) l'origine del popolo privilegiato rispetto alla divinità (l'elaboratore del mito stesso)

    Disciplina considerata fenomeno culturale assai complesso, la mitologia può essere analizzata sotto diverse prospettive; il suo corpus è comunque dato dall'insieme di narrazioni - quasi sempre orali, spesso letterarie - e da drammatizzazioni e rappresentazioni di tipo figurativo che mettono a fuoco le vicende di personaggi esterni al tempo inteso in senso storico.

    L'intersecarsi, il comporsi - ed anche lo scomporsi ed il successivo ricomporsi - delle vicende mitologiche - che è possibile vedere sotto una diversa prospettiva a seconda di una narrazione o rappresentazione rispetto ad un'altra - costituiscono il patrimonio fondativo di una determinata cultura e di un popolo. Ciò è sempre in qualche modo in rapporto con la sfera del sacro e del divino, per questa ragione il confine tra mitologia e teologia è molto labile e talvolta indistinguibile.


    Le origini

    Può darsi che le civiltà antiche abbiano considerato i loro miti come la memoria di avvenimenti realmente accaduti, spesso legati all'origine stessa del mondo e dell'uomo. Di certo, le culture storiche molto spesso (o quasi sempre) hanno messo in dubbio la verità letterale dei miti, interrogandosi sulle ragioni e sui modi della nascita di questi antichi racconti strettamente connessi al pensiero del divino.

    Un celebre tentativo di rispondere a questo genere di domande si deve a Evemero, filosofo greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C. Nell'interpretazione cosiddetta evemeristica, i miti sono in effetti resoconti di avvenimenti storici, che però, nel loro essere tramandati di generazione in generazione, sono stati via via sottoposti ad un insensibile procedimento fantastico, cristallizzando dettagli inverosimili e assumendo specifiche peculiarità simboliche. Secondo questa tesi (che ha sostenitori anche in tempi moderni), gli dèi del mito sono in realtà antichi re e guerrieri che col tempo sono diventati leggendari o sono stati divinizzati.

    Sempre fra i filosofi greci, altri (per esempio Plotino) sostennero invece l'infondatezza storica del mito, asserendo che la mitologia andava considerata come un corpus di insegnamenti morali espresso in forma metaforica. Anche questa posizione generale ha ancora i propri sostenitori, sebbene in genere gli studiosi moderni concordino sul fatto che non tutti i miti abbiano un significato morale.

    Nel XVII secolo, il filosofo Giambattista Vico suppose che il mito fosse nato dalle caratteristiche proprie dei primi uomini: simili a "fanciulli", i nostri progenitori, anziché formulare concetti astratti, avrebbero espresse la loro visione del mondo mediante immagini poetiche. Si tratta di una concezione di cui sarebbe davvero imprudente sottovalutare l'importanza: se ne ritrovano tracce, di segno peraltro opposto, in quasi tutte le teorie antropologiche successive, sia in quelle che vedono nell'ipotetica "fantasia" primordiale null'altro che un'incapacità razionale, sia in quelle che all'opposto ritengono quel pensiero "poetico" (di cui si parla per via ipotetica, occorre ricordarlo) come superiore a quello fondato sul principio di non contraddizione e su altri protocolli della Ragione.


    Dopo Freud

    Un primo contributo importante lo si deve al filologo Max Muller nel XIX secolo, il quale affermava che i miti avevano avuto origine nel linguaggio, dunque il mito nella sua interezza era, semplicisticamente parlando, una descrizione poetica degli eventi naturali, e gli Dei i nomi che venivano dati a tali fenomeni. In questo però Muller non faceva che riprendere quanto già sostenuto nella Scienza Nuova da Vico. Ma un'interpretazione di tipo completamente differente ci viene dallo studio di Sigmund Freud e dei suoi seguaci ed allievi. Tra questi Carl Gustav Jung, tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX secolo è sicuramente colui che si è occupato maggiormente del mito, ma con un'interpretazione spiritualistica che finisce per confliggere con quella materialistica del maestro. Jung apre, a tutti gli effetti, una via alla psicanalisi su presupposti molto differenti da quelli di Freud.

    Secondo gli psicanalisti in genere , il mito nasce in seguito a due processi: il primo si può definire come un affacciarsi alla mente dell'uomo delle attività intellettive fondamentali, ossia la ricerca delle cause, i sentimenti contrapposti, le intuizioni, attività che prendono piede contemporaneamente. Il secondo processo opera una fusione della vita cosciente con la vita inconscia, ossia avviene un meccanismo simile a quello che avviene nei sogni.

    Questi due processi si integrano e si completano vicendevolmente: infatti, mentre il primo porta alla formazione di immagini "sintetiche", ossia immagini non direttamente stampate sulla retina dell'occhio, che racchiudono tutto quello che concerne una determinata idea, il secondo interviene, attingendo alla capacità di correlazione e sincretismo tra le varie attività del pensiero, per organizzare il primo processo, dando così origine al mito.

    Ad esempio, l'idea di "acqua" riunisce le idee di necessità, di causa prima, di fecondità, e di conseguenza il secondo processo interviene per creare la figura di un essere che ne rappresenti gli attributi e che operi di conseguenza. Nel momento in cui nasce il mito, la potenza diventa atto.

    Naturalmente questo non esclude il fatto che molti personaggi mitologici potrebbero essere realmente esistiti, anzi in alcuni casi ne abbiamo la quasi certezza: quello che è vero, è che probabilmente le loro imprese raccontate dai miti siano state romanzate, per i motivi di cui sopra, ed è certo che la mitologia è stata, specie nel passato, fonte di ispirazione nell'arte, sia in letteratura come nella pittura e nella musica.


    Mitologia come scienza

    Gli aspetti fondamentali del mito sono simili in ogni parte del mondo. Ad esempio Giorgio De Santillana ed Herta Von Dechend (in Il mulino di Amleto) affermano che la complessità della descrizione mitologica non ha nulla da invidiare alla complessità della scienza attuale. Attraverso il mito si scopre un messaggio importante per l'umanità che solo ora è possibile e necessario decifrare. L'autore afferma infatti che sia necessario affrontare una lettura "su più livelli" del mito. Ad esempio il Diluvio universale è un mito che si trova dovunque, in quasi tutte le antiche mitologie, anche in popoli geograficamente molto distanti. La prima ipotesi che si affaccia alla mente è che questo mito sia la descrizione di un'alluvione avvenuta in tempi remotissimi, il cui racconto fu tramandato oralmente e poi trascritto.

    Alcuni studiosi tuttavia credono che un mito come quello del Diluvio potrebbe essere molto più semplicemente nato dall'idea che le antiche popolazioni potevano avere dell'acqua: è innegabile che molte immagini risultano avere la stessa valenza in luoghi diversi (il fuoco e l'acqua la purificazione, il fulmine l'ira divina e così via), pertanto è possibile che l'idea di un'alluvione talmente devastante da costringere gli uomini a ricominciare da zero sia nata nelle diverse culture per diverse esigenze. Secondo questa ipotesi, piuttosto che un evento reale raccontato in modi diversi, le culture antiche avrebbero adattato una identica idea ai loro interessi, ai loro scopi; bisogna considerare che anticamente gli uomini erano molto più vulnerabili agli eventi naturali, e potrebbero aver scelto quasi indipendentemente un'inondazione come evento catastrofico. D'altra parte il primo Diluvio, raccontato nell'Epopea di Gilgamesh fu ripreso nell'Enuma Elish, e da qui si diffuse nella cultura greca e in quella ebrea, e da lì in tutto il mondo indoeuropeo.


    Le mitologie

    Oltre a quella classica in senso stretto (romana e greca), esistono diversi tipi di mitologie e le più ricche sono quella indiana e quella mesopotamica. Tuttavia, non esiste cultura antica senza una propria mitologia.

    Le aree interessate non escludono alcun continente: Africa, Americhe, Asia, Europa ed Oceania.

    * Mitologia aborigena australiana
    * Mitologia albanese
    * Mitologia azteca
    * Mitologia babilonese
    * Mitologia basca
    * Mitologia celtica
    * Mitologia classica
    * Mitologia dei Nativi Americani
    * Mitologia dell'Africa subsahariana
    * Mitologia egizia
    * Mitologia etrusca
    * Mitologia ugro-finnica
    * Mitologia greca
    * Mitologia lettone
    * Mitologia mesopotamica
    * Mitologia maya
    * Mitologia norrena
    * Mitologia orientale
    * Mitologia persiana
    * Mitologia romana
    * Mitologia slava
    * Mitologia sumera
    * Mitologia inca





    http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia
     
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    Mitologia aborigena australiana



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    L'essere mitologico Damarri del Djabugay, trasformato in una catena montuosa, giace sulla schiena sopra la Gola del Fiume Barron, guardando il cielo, all'interno del paesaggio ricco di foreste pluviali dell'Australia nordoccidentale



    I miti aborigeni australiani (noti anche come storie del Dreamtime (Tempo del sogno), Songlines (Versi dei canti o anche Vie dei canti) o letteratura orale aborigena), sono storie tradizionalmente raccontate dagli popoli aborigeni all'interno di ciascuno dei gruppi lingustici dell'Australia.

    Tutti questi miti raccontano in maniera diversa verità significative all'interno di un paesaggio locale di ciascun gruppo aborigeno, coprendo effettivamente l'intera topografia del continente australiano con sfumature culturali e significati più profondi, mettendo a disposizione di un pubblico selezionato la saggezza e la conoscenza accumultate dagli antenati degli aborigeni australiani da tempo immemorabile.

    L'Enciclopedia dell'Australia aborigena di David Horton contiene un articolo sulla mitologia aborigena che osserva:
    « Una mappa mitologica dell'Australia conterrebbe migliaia di personaggi, di varia importanza, ma tutti in qualche modo legati alla terra. Alcuni emersero nei loro luoghi specifici e rimasero spiritualmente nei pressi. Altri vennero da altrove e andarono da qualche altra parte. »

    « Molti erano mutazioni di forme, trasformate da o in esseri umani o specie naturali, o in elementi naturali come rocce ma tutti lasciavano qualcosa della loro essenza spirituale nei luoghi annotati nelle loro storie. »

    Le mitologie aborigene australiane sono state definite come "al tempo stesso frammenti di un catechismo, un manuale liturgico, una storia della civiltà, un testo di geografia, e in misura molto minore, un manuale di cosmografia".


    Mitologia aborigena: antichità

    Un linguista australiano, R. M. W. Dixon, registrando dei miti aborigeni nella loro lingua originale, notò delle coincidenze tra alcuni dei dettagli paesaggistici che venivano narrati all'interno di vari miti, e alcune delle scoperte scientifiche che venivano fatte sugli stessi paesaggi.

    Nel caso dei miti dell'Altopiano Atherton sulle origini del Lago Eacham, del Lago Barrine, e del Lago Euramo, le ricerche geologiche hanno permesso di datare le stesse esplosioni formative vulcaniche descritte dai narratori dei miti aborigeni, come occorsi più di 10.000 anni fa. Campioni di pollini fossili provenienti dai sedimenti depositatisi sul fondo di quei crateri fin dalla loro formazione hanno confermato la storia dei narratori di miti aborigeni, secondo cui a quel tempo le foreste di eucalipti dominavano al posto delle attuali foreste pluviali tropicali.

    Dixon ha osservato, partendo dai dati disponibili, come i miti aborigeni relativi all'origine dei Crater Lakes potessero essere datati accuratamente fino a 10.000 anni fa. Ulteriori studi su queste osservazioni da parte della Commissione per il retaggio australiano (Australian Heritage Commission) hanno permesso di includere il mito dei Crater Lakes nel registro del patrimonio nazionale, e incluso tra i candidati al Patrimonio dell'umanità dell'Australia delle foreste tropicali pluviali, come un'"impareggiabile testimonianza umana di eventi risalenti al Pleistocene".

    Da allora Dixon ha raccolto un certo numero di esempi simili di miti aborigeni rappresentati o raccontati per tutta l'Australia descriventi accuratamente i paesaggi di un antico passato, annotando soprattutto quel gran numero di miti che parlano dei precedenti livelli del mare, compresi:

    * il mito di Port Phillip raccontato a Mr Robert Russell nel 1850, che descrive la Baia di Port Phillip in passato come terraferma, e il corso dello Yarra River come un tempo diverso (che seguiva l'allora palude di Carrum Carrum) - una testimonianza orale che sarebbe stata accurata 10.000 anni fa.

    * il mito della linea costiera della Grande Barriera Corallina raccolto da Dixon stesso a Yarrabah, appena a sud di Cairns, che narra di un'antica linea costiera (poi sommersa) che stava al margine della Grande Barriera Corallina, e che dà a luoghi ora completamente sommersi nomi che derivavano da foreste e alberi che una volta vi crescevano - una testimonianza orale che sarebbe stata accurata 10.000 anni fa.

    * i miti del Lago Eyre raccolti da J.W Gregory nel 1906 narranti dei deserti dell'Australia Centrale una volta fertili, delle pianure caratterizzate da notevoli precipitazioni e dei deserti intorno all'attuale Lago Eyre, che erano un giardino sterminato - una tradizione orale che corrisponde ai ritrovamenti geologici secondo cui il primo Olocene fu caratterizzato da una fase umida quando il Lago avrebbe avuto acque permanenti.

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    Carta geologica dell'Australia



    Mitologia aborigena: Australia intera

    Diversità di un continente

    In Australia esistono 400 distinti gruppi aborigeni, ciascuno distinto da nomi unici molto spesso identificanti particolari lingue, dialetti o caratteristici manierismi del linguaggio, ciascuno dei quali sarebbe stato utilizzato per narrare i miti originali, da cui le parole e i nomi distintivi dei miti individuali sono derivati.

    Esistono così tanti e distinti gruppi, linguaggi, credi e pratiche aborigeni, che non sembra sensato tentare di caratterizzare, sotto una sola intestazione, l'intero spettro e l'intera diversità di tutti i miti variamente e continuamente narrati, sviluppati, elaborati, rappresentati e sperimentati, dai membri dei gruppi di un intero continente (vedi il collegamento esterno per una mappa spaziale indicativa dei gruppi aborigeni australiani, e vedi qui per una precedente mappa di Tindale dei gruppi aborigeni.)

    L'Enciclopedia dell'Australia aborigena comunque osserva: "Un aspetto intrigante [della mitologia aborigena australiana] è la mescolanza di diversità e somiglianze nei miti di tutto il continente."


    Una generalizzazione pubblica

    L'opuscolo del Consiglio per la riconciliazione aborigena, Comprendere il Paese, cerca in maniera formale di presentare agli Australiani non-indigeni le prospettive aborigene sull'ambiente, e fa la seguente generalizzazione sui miti e sulla mitologia aborigeni:

    « ...essi descrivono generalmente i viaggi di esseri ancestrali, spesso animali o persone gigantesche, in quello che iniziò come un dominio senza caratteristiche. Montagne, fiumi, pozze d'acqua, specie animali o vegetali, e altre risorse naturali e culturali divennero realtà come risultato di eventi che ebbero luogo durante questi viaggi del Tempo del sogno (Dreamtime). La loro esistenza nei paesaggi attuali viene vista da molti indigeni come una conferma delle loro credenze sulla creazione. »

    « ...Le rotte seguite dagli Esseri Creatori nei loro viaggi del Tempo del sogno per terra e per mare... collegano molti luoghi sacri l'uno all'altro in una rete di sentieri del Tempo del sogno che attraversano in lungo e in largo il paese. I sentieri del sogno possono correre per centinaia, anche migliaia di chilometri, dal deserto alla costa [e] possono essere condivisi da persone che vivono in paesi attraverso cui i sentieri passano. »


    Una generalizzazione antropologica

    Gli antropologi australiani propensi a generalizzare suggeriscono che i miti aborigeni tuttora rappresentati in Australia dai popoli aborigeni svolgono un'importante funzione sociale tra il loro pubblico designato: giustificare l'ordinamento generalmente accettato delle loro vite quotidiane; aiutare a concepire le idee degli individui; assistere per influenzare il comportamento degli altri; spesso incorporando continuamente e "mitologizzando" gli attuali eventi storici nel perseguimento di questi scopi sociali in un mondo moderno altrimenti rapidamente mutevole:

    « È sempre integrale e comune... che la Legge (Legge Aborigena) è in qualche modo originata da popoli e da Sogni ancestrali e viene trasmessa alle generazioni successive in una linea continua. Mentre... i diritti di particolari esseri umani possono andare e venire, i sottostanti rapporti tra Sogni fondatori e certi paesaggi sono in teoria eterni... i diritti di un popolo sui luoghi sono generalmente considerati come più forti quando questo popolo gode di un rapporto di identità con uno o più Sogni di quel luogo. Si tratta di un'identità di spirito, una consustanzialità, piuttosto che una questione di pura credenza: i Sogni preesistono e persistono, mentre le loro incarnazioni umane sono temporanee.»


    Una generalizzazione aborigena

    Gli antropologi aborigeni propensi a generalizzare ritengono che tutti i miti aborigeni australiani, in combinazione, reppresentino una specie di biblioteca non-scritta (orale) entro la quale i popoli aborigeni imparano qualcosa sul mondo e percepiscono una "realtà" peculiarmente aborigena dettata da concetti e valori enormemente differenti da quelli delle società occidentali.

    « I popoli aborigeni hanno imparato dalle loro storie che una società non deve essere centrata sull'uomo ma piuttosto centrata sulla terra, altrimenti dimenticano le loro fonti e i loro scopi... gli umani sono proni a comportamenti sfruttatori se non viene loro rammentato costantemente che essi sono interconnessi con il resto della creazione, che essi come individui sono solo temporanei nel tempo, e le generazioni passate e future devono essere incluse nella percezione dei loro scopi nella vita. »

    « I popoli vanno e vengono ma la Terra, e le storie sulla Terra, restano. È questa una saggezza che necessita una vita di ascolto, osservazione e sperimentazione... Esiste una profonda comprensione della natura umana e dell'ambiente... i luoghi detengono "sentimenti" che non possono essere descritti in termini fisici... sentimenti sottili che risuonano attraverso i corpi di questi popoli... È solo quando si parla e si vive con questi popoli che questi "sentimenti" possono essere realmente apprezzati. È questa... l'intangibile realtà di questi popoli. »


    Mitologia aborigena: miti pan-australiani

    Serpente Arcobaleno

    Nel 1926 un antropologo britannico specializzato in etnologia e etnografia aborigene australiane, il professor Alfred Radcliffe-Brown, notò come molti gruppi aborigeni distribuiti in tutto il territorio australiano apparivano condividere variazioni di un singolo (comune) mito, narrante di un serpente incredibilmente potente, spesso creativo, spesso pericoloso, talvolta di enormi dimensioni strettamente associato ad arcobaleni, pioggia, fiumi e pozze d'acqua profonde.

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    Pitone tappeto australiano, una delle forme che il personaggio del "Serpente Arcobaleno" può assumere nei miti del "Serpente Arcobaleno"



    Radcliffe-Brown coniò il termine "Serpente Arcobaleno" per descrivere quello che identificò come un mito comune, ricorrente, e, lavorando in tutto il continente australiano notò come il personaggio chiave questo mito (il "Serpente Arcobaleno", appunto) avesse vari nomi:

    Kanmare (Boulia, Queensland); Tulloun: (Mount Isa, Queensland); Andrenjinyi (Pennefather River, Queensland), Takkan (Maryborough, Queensland); Targan (Brisbane, Queensland); Kurreah (Broken Hill, Nuovo Galles del Sud);Wawi (Riverina, New South Wales), Neitee & Yeutta (Wilcannia, Nuovo Galles del Sud), Myndie (Melbourne, Victoria); Bunyip (Western Victoria); Wogal (Perth, Australia Occidentale); Wanamangura ( Laverton, Australia Occidentale); Kajura ( Carnarvon, Australia Occidentale); Numereji (Kakadu, Territorio Settentrionale).

    Questo "Serpente Arcobaleno" viene generalmente e variamente identificato da quelli che narrano i miti del "Serpente Arcobaleno", come un serpente di dimensioni alquanto enormi, spesso abitante nelle pozze d'acqua più profonde di molti corsi d'acqua australiani; discendente da quell'enorme essere visibile nella striscia scura della Via Lattea; esso si rivela al popolo in questo mondo come un arcobaleno mentre si muove attraverso acque e pioggia, dando forma ai paesaggi, citando e cantando di luoghi, ingoiando e spesso annegando persone; potenziando i saggi con il potere di far piovere e guarire; castigando gli altri con ferite, debolezza, malattia e morte.

    Perfino il bunyip australiano è stato identificato come un mito del "Serpente Arcobaleno" del tipo suddescritto. Il termine coniato da Radcliffe-Brown viene oggi comunemente usato ed è familiare a un ampio pubblico australiano e internazionale, poiché viene sempre più usato da agenzie governative, musei, gallerie d'arte, organizzazioni aborigene e media per fare riferimento specificatamente al mito aborigeno pan-australiano, e come un'allusione abbreviata alla mitologia aborigena australiana in generale.


    Capitano Cook

    Un certo numero di linguisti, antropologi e altri hanno documentato in maniera formale un altro mito aborigeno comune diffuso in tutta l'Australia all'interno del quale predecessori dei narratori del mito incontrano un personaggio mitico, esotico (per lo più inglese), che giunge dal mare, importando il colonialismo occidentale, o offrendo doni ai predecessori del narratore o portando loro molto dolore.

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    Statua di Cook (Greenwich, Londra)



    Questo mitico personaggio chiave è molto spesso chiamato "Capitano Cook", essendo questo un personaggio "mitico" condiviso con la più ampia comunità australiana che attribuisce peraltro a James Cook un ruolo chiave nella colonizzazione dell'Australia. Il "Capitano Cook" aborigeno viene indicato come colui il quale porta la legge britannica in Australia, ma il suo arrivo non è festeggiato e, per lo più, nei racconti aborigeni, viene descritto come un malvagio.

    Le molte versioni aborigene di questo "Capitano Cook" sono raramente riferimenti orali ad incontri reali con il Tenente James Cook che per primo navigò e cartografò la costa orientale dell'Australia a bordo dell'HM Bark Endeavour, nel 1770. I predecessori Guugu Yimidhirr, lungo il fiume Endeavour, incontrarono il vero James Cook durante la sua permanenza di 7 settimane in quella che ora è la città di Cooktown mentre l'HM Bark Endeavour era in riparazione; e dal quel momento, i Guugu Yimidhirr ricevettero i nomi attuali dei luoghi della loro terra; e i Guugu Yimmidhir possono di fatto rammentare questo incontro.

    Il mito pan-australiano del Capitano Cook, tuttavia, fa riferimento ad un personaggio Britannico generico, ampiamente simbolico, che arriva di là dal mare, talvolta dopo la formazione del mondo aborigeno e dopo la fondazione di un oprdine sociale aborigenop: questo Capitano Cook è un apportatore di drammatiche trasformazioni dell'ordine sociale originario, apportando cambiamenti e un ordine sociale diverso, essendo l'ordine sociale in cui gli attuali spettatori sono nati (vedi sopra a proposito di questa funzione sociale svolta dai miti aborigeni).

    Nel 1988, l'antropologo australiano Kenneth Maddock raccolse un certo numero di versioni di questo mito del Capitano registrate per tutta l'Australia. Inclusi in questa raccolta troviamo:

    * Batemans Bay (Nuovo Galles del Sud): Percy Mumbulla raccontò del Capitano Cook che arrivava su una grande nave ancorata presso l'Isola di Snapper, dalla quale sbarcò per dare ai predecessori del narratore del mito vestiti (da indossare) e biscotti duri (da mangiare), dopodiché ritornò alla sua nave e salpò. Mumbulla raccontò come i suoi predecessori rifiutarono i doni del Capitano Cook, gettandoli in mare.

    * Cardwell (Queensland): Chloe Grant e Rosie Runaway raccontarono di come il Capitano Cook ed il suo gruppo sembravano sorgere dal mare con la pelle bianca di spiriti ancestrali, ritornando dai loro discendenti. Il Capitano Cook arrivò per primo offrendo una pipa e del tabacco per fumare (che fu respinta come una "cosa che bruciava... infilata nella sua bocca"), poi bollendo un pentolino di tè (che fu respinto come "acqua sporca"), quindi cuocendo farina sul carbone (che fu rifiutata come "urina" puzzolente e gettata via senza assaggiarla), infine bollendo del manzo (che aveva un buon odore, e un sapore gradevole, una volta che la pelle salata si era tolta strofinando). Il Capitano Cook e il suo gruppo alla fine partirono, salpando verso nord, lasciando i predecessori di Chloe Grant e Rosie Runaway a battere il terreno con i pugni, terribilmente addolorati di vedere gli spiriti dei loro antenati andarsene in quel modo.

    * Lato sud-orientale del Golfo di Carpentaria (Queensland): Rolly Gilbert raccontò di come il Capitano Cook e altri attraversarono gli oceani in una nave, e decisero di venire a vedere l'Australia, dove egli incontrò una coppia di predecessori di Rolly ai quali all'inizio intendeva sparare, ma invece li convinse con l'inganno a rivelare l'area principale di accampamento delle popolazioni locali, dopodiché essi:

    « convinsero la gente [dell'industria dell'allevamento] ad andare in campagna e ad abbattere le persone a fucilate, proprio come animali, le lasciarono stese là per i falchi e i corvi... Così molti vecchi e giovani furono colpiti alla testa con il calcio del fucile e lasciati là. Volevano che la gente fosse spazzata via perché gli Europei nel Queensland dovevano allevare il loro bestiame: cavalli e bovini. »

    * Fiume Victoria (Territorio Settentrionale): si racconta in tutta una saga del Capitano Cook che questi salpò da Londra a Sydney per conquistare terre, e ammirando il paese sbarcò manzi e uomini con armi da fuoco, dopodiché i popoli aborigeni locali nell'area di Sydney furono massacrati. Il Capitano Cook poi andò fino a Darwin, dove mandò uomini armati a cavallo a dare la caccia agli Aborigeni nella zona del fiume Victoria, fondando la città di Darwin e dando alla polizia e ai capi dei grossi allevamenti di bestiame ordini su come trattare gli Aborigeni.

    * Kimberley (Austrialia Occidentale): si racconta da parte di numerosi narratori di miti aborigeni che il Capitano Cook è un eroe della cultura europea che sbarcò in Australia, e usando la polvere da sparo, creò un precedente per il trattamento dei popoli aborigeni in tutta l'Austrialia, compreso il Kimberley. Al ritorno in patria sostenne di non aver visto alcun popolo aborigeno, suggerendo che il paese era una terra vasta e vuota che i coloni potevano occupare e reclamare per sé. In questo mito, il Capitano Cook introdusse la "Legge di Cook", sulla quale fanno affidamento i coloni, notando, tuttavia, che questa è una legge recente, ingiusta e falsa paragonata alla legge aborigena.





    http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_aborigena_australiana
     
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    Mitologia azteca


    La Mitologia azteca venne sviluppata dalla popolazione degli Aztechi.

    Gli Aztechi erano originariamente una delle tribù nahua e quando arrivarono alla valle del Messico, portarono con loro le proprie divinità. Il più importante era Huitzilopochtli, il cui nome, tradotto letteralmente, significa "il colibrì sinistro", espressione che, secondo Laurette Séjourné, nel linguaggio esoterico nahuatl si può tradurre come "l'anima del guerriero che viene dal Paradiso".

    Nella valle del Messico, o valle del Anahuac, gli Aztechi cercarono di incorporare la cultura e le divinità delle civilizzazioni più avanzate che avevano trovato al loro arrivo con quelle delle civiltà più antiche, come quella dei Toltechi. Da questa fusione nacquero Tlaloc, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl.

    Non v'è dubbio che alcuni capi aztechi, come Tlacaelel, modificarono la storia per poter portare le proprie divinità tribali, Huitzilopochtli, allo stesso livello della maggior parte delle divinità nahua.

    Man mano che gli Aztechi cominciarono a conquistare altri popoli, furono accettati nuovi dei e le loro storie vennero intrecciate a quelle delle divinità che già veneravano.

    Studiosi come Miguel León-Portilla suggeriscono che, all'epoca della conquista, gli Aztechi stessero attraversando una fase di sincretismo, durante la quale tutti gli dei venivano considerati semplici espressioni della potenza di una divinità principale, Ometeotl/Omecihuatl.

    Questa è una semplice ed antica coppia di dei, i cui nomi significano letteralmente "Signore due, Signora due", che però vengono solitamente tradotti come "nostro signore/signora della dualità", implicando un dio con caratteristiche maschili e femminili. Questo dio è molto più antico della civilizzazione nahua e secondo alcune leggende sarebbe l'origine di tutti gli dei. Il popolo non lo conosceva, ma nelle classi più elevate si manifestava una specie di culto nei suoi confronti. Altri nomi col quale veniva definito: "Il signore di ciò che è vicino", "L'inventore di se stesso" e Tonacatecuhtli (Il Signore della nostra carne).


    Divinità

    * Acolmiztli dio del mondo sotterraneo di Mictlan

    Acolmiztli ("leone possente") era il nome azteco:

    * di una divinità della mitologia azteca di Mictlan, il mondo sotterraneo dei morti, conosciuta anche come Acolnahuacatl.
    * di Acolmiztli Nezahualcóyotl re e poeta della città di Texcoco nel XV secolo.


    * Acuecucyoticihuati -> Chalchiuhtlicue

    Acuecucyoticihuati o Chalciuhtlicue ("veste di giada") nella mitologia azteca era la dea dei laghi, dei ruscelli e di tutte le acque, oltre che della bellezza. Nell'arte figurativa veniva dipinta come un fiume con un albero di pero su una delle rive: l'albero era carico di frutti. Fu lei a provocare l'inondazione che distrusse il quarto mondo della cosmogonia azteca.

    Suo marito era Tlaloc e i due avevano un figlio, Tecciztecatl. Nel suo aspetto acquatico era conosciuta come Acuecucyoticihuati, dea degli oceani, dei fiumi e di tutte le acque che scorrono, oltre che protettrice delle donne partorienti. Si dice anche fosse moglie di Xiuhtecuht.

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    Scultura di Chalchiuhtlicue (Museo d'America, Madrid, Spagna)


    * Amimitl dio dei laghi e dei pescatori

    Amimitl, nella mitologia azteca, era il dio dei laghi e dei pescatori. Veniva anche definito "freccia d'acqua" e, secondo Torquemada, veniva venerato in particolare a Cuitlahuac. Il dio della pesca colpiva le vittime della sua ira con malattie, i sintomi delle quali erano caratterizzati dalla secrezione di sostanze liquide. Secondo uno studio dello storico gesuita messicano Francisco Xavier Clavigero ("Storia Antica del Messico"), Amimitl verrebbe identificato con Opochtli, il dio dei fabbricanti di reti e dei pescatori che usano reti.

    Inno a Amimitl

    Inno di antica origine cichimeca, la lingua Nahuatl, nella quale è stato trascritto, pare non renda perfettamente il significato, anche se si tratta inequivocabilmente di un accompagnamento alla danza.

    * 1. Cotiuana, cotiuana, cali totoch maca huiya yyalimanico, oquixanimanico, tlacochcalico, oua, yya yya, matonicaya, matonicalico, oua yya yo, çana, çana, ayoueca niuia, çana canoya, ueca niuia, yya, yya, yyeuaya, çana, çana, yeueua niuia.
    * 2. Ye necuiliyaya, niuaya, niuaya, niuaya, ay ca nauh niuahuaya, niuaya, niuaya, ay ca nauh.
    * 3. Tlaixtotoca ye ca nauhtzini, tlaixtotoca ye ca nauhtzini, ayoaya, yoaya, ye ca nauhtzini.
    * 4. Aueya itzipana nomauilia, aueya itzipana nomauilia, aueya itzipana nomauilia.


    Var. i. Manca. Matinicaya.

    * 1. Unite le mani, nella casa, prendetevi per mano e seguite questi passi, spingetele in avanti, spingetele in avanti nella sala delle frecce. Unite le mani, unite le mani nella casa, per questo, per questo sono venuto, sono venuto..
    * 2. Si, sono venuto, ed altri quattro ho portato con me, si sono venuto, e quattro sono con me.
    * 3. Quattro nobili, scelti con cura, quattro nobili, scelti con cura, si, quattro nobili.
    * 4. Si presentano in persona davanti al suo cospetto, si presentano in persona davanti al suo cospetto, si presentano in persona davanti al suo cospetto, si presentano in persona davanti al suo cospetto.


    * Atl dio dell'acqua

    Atl nella mitologia azteca era un dio dell'acqua. Questo termine compare anche in alcuni nomi e toponimi composti della lingua azteca, con il significato generico di "acqua". Alcuni esempi:

    * xocoatl (acqua amara, da cui secondo alcuni deriva la parola cioccolata)
    * Aztlan ( vicino all'acqua, nome di un'isola)
    * naui-atl (quattro acqua, nome di un sistema di misurazione del tempo)

    I sostenitori della realtà storica del mito di Atlantide si sono spinti addirittura ad ipotizzare un nesso fra questo termine ed il nome del mitico continente perduto. Gli Aztechi, secondo questa teoria, per altro non suffragata da prove, sarebbero discendenti di quei sopravvissuti al cataclisma che riuscirono a porsi in salvo sulle coste dell'America centrale. Questo spiegherebbe il livello relativamente avanzato delle loro conoscenze scientifiche.


    * Atlacamani dea delle tempeste oceaniche e degli uragani

    Atlacamani era, nella mitologia azteca, la dea delle tempeste oceaniche come, ad esempio, gli uragani.
    Era probabilmente una delle rappresentazioni di Chalchiuhtlicue.


    * Atlacoya dea della siccità

    Atlacoya nella mitologia azteca, era la dea della siccità.

    È possibile trovare una delle più famose rappresentazioni della dea nel Codex Magliabechiano (fogli 46 e 63) dove Atlacoya conversa con la dea Mayahuel ed entrambe indossano un quechquemitl (una mantellina) e delle tuniche senza maniche.


    * Atlatonin (o Atlatonan) divinità madre e dea delle coste.

    Atlatonin nella mitologia azteca, era una divinità madre e dea delle coste. Viene associata a Tezcatlipoca e, secondo alcune leggende, sarebbe una delle sue mogli. Amava i rituali e pretendeva sacrifici. Per questo motivo veniva spesso impersonificata da giovani vergini. Conosciuta anche col nome di Atlatonal.


    * Atlaua (o Atlahua) dio dell'acqua e protettore dei pescatori e degli arcieri.

    Atlaua (o Atlahua), nella mitologia azteca, oltre ad essere una potente divinità delle acque, chiamato "Signore delle acque", era anche protettore dei pescatori e degli arcieri. Veniva infatti spesso associato all' immagine di una freccia (atlatl)


    * Ayauhteotl dea del crepuscolo, della vanità e della fama

    Ayauhteotl nella mitologia azteca era la dea della vanità e della fama era anche colei che impersonificava e allo stesso tempo controllava le nebbie ed il fumo. Veniva particolarmente identificata con i raggi di luce che appaiono, in determinate condizioni atmosferiche, al tramonto.

    Era figlia di Teteoinnan e sorella di Tlazolteotl, dea del vizio, e di Itzpapalotl, dea del sesso e delle morti violente.


    * Camaxtli dio della caccia, della guerra, del fato e del fuoco

    Camaxtli, nella mitologia azteca e maya, era un dio della caccia, della guerra, del fato e del fuoco (che lui inventò). Divinità-guida dei sacrifici umani e dei guerrieri che vengono uccisi in battaglia, sotto la parte orientale del cielo, dove diventeranno stelle. Era una delle quattro divinità che crearono la Terra. I Cicimechi lo consideravano la loro divinità tribale. Per gli abitanti di Tlaxcala era una divinità della caccia.

    Nome alternativo:Mixcoatl-Camaxtli


    * Centeotl dio del mais

    Centeotl (anche Centeocihuatl o Cinteotl), nella mitologia azteca, era una delle divinità del mais (originariamente una dea), figlio di Tlazolteotl e marito di Xochiquetzal. Dio che impersonificava il dualismo, era la versione maschile di Chicomecoatl.

    Secondo un rituale messicano, durante la festa annuale in onore di questa divinità, i sacerdoti ingaggiavano dei combattimenti con soldati.

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    Centeotl, dio del mais


    * Centzonuitznaua stelle del sud

    I Centzonuitznaua (o Centzon Huitznahuas), nella mitologia azteca, erano le divinità delle stelle del sud. Sono i malvagi figli maggiori di Coatlicue e loro sorella è Coyolxauhqui. In accordo con la sorella cercarono di uccidere la madre, dopo aver saputo che il bambino che stava aspettando era Huitzilopochtli; il loro piano andò in fumo quando il loro fratello uscì dal ventre - già cresciuto e vestito per la battaglia - e li uccise tutti.

    I Centzonuitznaua sono conosciuti come "I quattrocento del sud". Gli dei delle stelle del nord sono invece i Centzonmimixcoa.


    * Chalchiuhtlatonal dio dell'acqua

    Chalchiuhtlatonal, nella mitologia azteca, era un dio dell'acqua.

    L'acqua e la moltitudine delle divinità nella mitologia Azteca

    L'acqua nella mitologia Azteca è l'unico elemento protetto da una moltitudine di soggetti.

    Ati e Atlaua sono a loro volta dei dell'acqua, mentre Amimitl è dio dei laghi e dei pescatori; Atlatonin (detta anche Atlatonan) dea delle coste; Chalchiuhtlicue (chiamata anche Chalciuhtlicue o Chalchihuitlicue) fra le altre cose è dea dei laghi, dei fiumi e delle correnti e Matlalceuitl (chiamata anche Matlalcueje) è dea anche della pioggia, viene identificata con Chalchiuhtlicue; Tlaloc è anche dio della pioggia; Huixtocihuatl (chiamata anche Uixtochihuatl) - è anche dea dell'acqua salata e Mextli che è anche dio delle tempeste.

    In più mitologie l'acqua ha più divinità che proteggono l'acqua direttamente o in forme indirette, quella Azteca ne ha il numero più alto, undici, e addirittura tre per l'acqua in quanto tale e per questa caratteristica è unica.

    Le corrispondenze di Chalchiuhtlatonal in altre mitologie

    Nelle principali mitologie, corrispondente a Chalchiuhtlatonal come divinità dell'acqua come elemento ci sono: Untunktahe in quella Lakota, Chahuru in quella Pawnee, Ixchel in quella Maya, Yemoja in quella Yoruba, Enkil in quella Sumera e Ea in quella Babilonese.


    * Chalchiutotolin dio della malattia

    Chalchiutotolin, nella mitologia azteca, era un dio delle malattie e delle epidemie. Potrebbe essere un aspetto od un alter ego di Tezcatlipoca.


    * Chalmecacihuilt dio del mondo sotterraneo: Mictlan, il nord

    Chalmecacihuilt nella mitologia azteca era una divinità di Mictlan, il mondo sotterraneo.


    * Chalmecatl dio del mondo sotterraneo: Mictlan, il nord

    Chalmecatl nella mitologia azteca, era una delle divinità di Mictlan, il mondo sotterraneo.


    * Chantico dea del fuoco

    Chantico ("colei che dimora nella casa"), nella mitologia azteca era la dea del focolare e dei vulcani. Interruppe un digiuno mangiando del pesce arrosto con paprica e fu trasformata in un cane dal dio del mais Tonacatecuhtli. Era moglie di Huehueteotl. Il suo nome significa "colei che dimora nella casa".


    * Chicomecoatl dea del mais e della fertilità

    Chicomecoatl, la rivestita dai Sette Serpenti, nella mitologia azteca, era la dea del mais e della fertilità. Ogni settembre riceveva in sacrificio una fanciulla decapitata. Il sangue sparso durante il sacrificio veniva versato su una statua di Chicmecoatl e la sua pelle veniva indossata da un sacerdote. Veniva immaginata come una donna, controparte di Centeotl. Veniva chiamata anche Xilonen ("dalla folta peluria", in riferimento ai filamenti del mais non ancora sgranato). Era moglie di Tezcatlipoca.

    Veniva raffigurata in tre modi diversi:

    * una fanciulla che porta dei fiori
    * una donna che con i propri abbracci porta la morte
    * una madre che usa il sole come scudo


    * Chicomexochtli dio dei pittori e degli artisti

    * Chiconahui dea domestica della fertilità, protettrice della famiglia e della casa

    * Chiconahuiehecatl dio che partecipò alla creazione del mondo

    * Citlalatonac creatore delle stelle.

    Citlalatonac nella mitologia azteca ha creato le stelle, insieme alla sposa, Citlalicue. Questa coppia di dei viene talvolta associata alla prima coppia di essere umani, Nata e Nena.


    * Citlalicue creatore delle stelle

    Citlalicue ("vestita di stelle"; anche Citlalinicue, Ilamatecuhtli) secondo la mitologia azteca ha creato le stelle insieme allo sposo, Citlalatonac. Questa coppia di dei viene talvolta associata alla prima coppia di umani, Nata e Nena.


    * Cochimetl dio del commercio e dei mercanti

    * Coyolxauhqui dea della luna

    Coyolxauhqui ("adornata con campanelli dorati"), secondo la religione azteca, è la dea della Luna. Figlia di Coatlicue e governatrice di Huitznauna, le divinità delle stelle, era una maga potente ed uccise la madre, Coatlicue, perché rimasta incinta in modo 'disdicevole'(a causa di una sfera piumata). Il feto, Huitzilopochtli, uscì dal suo ventre ed uccise Coyolxauhqui, oltre ad altri fratelli e sorelle. Poi, lui lanciò la testa di lei verso il cielo e questa si trasformò nella Luna, in modo che la madre potesse avere conforto nel vedere la figlia in cielo ogni sera.

    Nel 1978, presso il Templo Mayor di Tenochtitlán, fu rinvenuta una pietra raffigurante Coyolxauhqui, smembrata e decapitata.

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    Pietra raffigurante Coyolxauhqui, smembrata e decapitata, rinvenuta nel 1978 presso il Templo Mayor di Tenochtitlán


    * Ehecatl dio del vento

    Ehecatl ("vento"), secondo la mitologia azteca era dio del vento, una delle sembianze di Quetzalcoatl. Il suo respiro muoveva il sole ed allontanava la pioggia. Si innamorò di una umana, di nome Mayahuel e donò all'umanità la capacità di amare, in modo che lei potesse ricambiare la sua passione.


    * Huitzilopochtli dio della guerra e uno degli dei del sole

    Huitzilopchtli, scritto anche Uitzilopochtli ("colibrì del sud" o "colui che viene dal sud"), secondo la mitologia azteca era un dio della guerra e del sole e protettore della città di Tenochtitlán, sulle cui rovine sorge oggi Città del Messico. Sua madre era Coatlicue, suo padre una sfera piumata (o, in alternativa, Mixcoatl). Secondo alcuni avrebbe avuto una sorella, Malinalxochi. Il suo messaggero era Paynal.

    La sorella di Coatlicue, Coyolxauhqui, la uccise perché rimasta incinta in modo 'disdicevole' (a causa di una sfera piumata). Il feto, Huitzilopchtli, uscì dal suo ventre ed uccise Coyolxauhqui, oltre a molti altri fratelli e sorelle. Poi lanciò la testa di Coyolxauhqui nel cielo e questa si trasformò nella Luna, in modo che la madre potesse avere il conforto di vederla nel cielo ogni sera.

    Nelle rappresentazioni artistiche viene raffigurato come un colibrì, oppure con le piume dello stesso uccello che adornano la testa e la gamba sinistra, la faccia dipinta di nero ed un serpente ed uno specchio in ambedue le mani.

    Gli aztechi usavano fare un impasto simile al pane con i semi di papavero e lo modellavano a immagine del dio Huitzilopochtili e lo davano da mangiare ai sacrificanti allo scopo di assimilarne i poteri.

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    Raffigurazione del XVI secolo di Huitzilopochtli


    * Huixtocihuatl dea della fertilità, del sale e dell'acqua salata

    Huixtocihuatl (o Uixtochihuatl, Uixtociuatl), secondo la mitologia azteca, era una dea della fertilità che sovrintendeva il sale e l'acqua salata. Il fratello più piccolo era Tlaloc, e le dee della pioggia sono sue sorelle. Secondo alcune fonti sarebbe la moglie di Tezcatlipoca.


    * Itztlacoliuhqui-Ixquimilli o Itzli dio dell'oscurità, dei disastri, della febbre e dell'ossidiana; anche dio della pietra, in modo specifico, dei coltelli di pietra sacrificali. Dio della seconda ora della notte.

    Itztlacoliuhqui-Ixquimilli nella mitologia azteca è il dio della pietra, della giustizia e della stella nascente (Venere). Di solito nell'iconografia è rappresentato con una faccia di pietra, spesso con gli occhi bendati o con una freccia attraverso la testa.

    Inizialmente egli era Tlahuizcalpantecuhtli (signore degli inferi), poi, dopo uno scontro con il dio del sole Tonatiuh durante la creazione del Quinto Mondo, fu punito dallo stesso e trasformato in Itztlacoliuhqui, signore della pietra.


    * Itzpapalotl dea scheletrica - governava sul mondo paradisiaco di Tomoanchan.

    Itzpapalotl (o "farfalla con gli artigli" o ancora "farfalla di ossidiana") era - secondo la mitologia azteca - una tzitzimime, spaventosa divinità dall'aspetto di scheletro che governava il mondo paradisiaco di Tamoanchan.

    Era la dea protettrice delle donne morte durante il parto e rappresentava lo spirito ancestrale delle tztitzimime.

    Veniva raffigurata con delle grosse zampe di giaguaro e due ali di farfalla ed era associata specificatamente alla farfalla notturna Rothschildia Orizaba della famiglia delle saturnidae.

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    Itzpapalotl nel Codice Borgia (XV secolo)

    Ixtlilton, nella mitologia azteca, era considerata una divinità minore, il dio della salute, della guarigione, del mais, delle feste e delle celebrazioni.

    Il suo culto era diffuso in particolar modo tra le popolazioni montanare sulle quali governavano gli aztechi. Il nome ha il significato di "la piccola faccia nera" (ixtilxochtli).


    * Ixtlilton dio della guarigione, del mais, delle feste e delle celebrazioni

    * Macuilxochitl altro nome di Xochipilli, dio dell'amore, dei giochi, della bellezza, della danza, dei fiori, del mais e della musica

    * Malinalxochi orchessa e dea dei serpenti, degli scorpioni e degli insetti del deserto. Sorella di Huitzilopochtli

    * Metztli dea della luna, della notte e dei contadini. Temeva il sole ed il suo fuoco.

    Nella mitologia azteca Metztli o Meztli o Metzi fu un dio o una dea della luna, della notte e dei contadini. Si trattava probabilmente della stessa divinità nota come Yohaulticetl e Coyolxauhqui, e del dio della luna Tecciztecatl. Come quest'ultimo temeva il sole ed il fuoco. Si fa anche riferimento a Metztli come all'umile dio dei vermi che non riuscì a sacrificare se stesso nel tentativo di diventare il sole, trasformandosi invece in luna, con la faccia annerita da un coniglio.

    Mitologia otomi

    Secondo gli Otomi Metztli era la luna, la regina della notte, e probabilmente la divinità principale. Veniva chiamata la Vecchia Madre, e rappresentava contemporaneamente terra e luna. Il suo sposo, il Vecchio Padre, era il dio del fuoco. Gli Otomi contavano le fasi lunari da una luna nuova all'altra. Per loro tutti i9 mesi erano composti da 30 giorni.

    Tracce dei Mexica

    L'origine del nome Mexica deriva probabilmente da Metztli.

    Leggenda

    All'inizio luna e sole era brillanti in modo equivalente. Questo non era appropriato per gli dei, ed allora uno di loro scagliò un coniglio sulla faccia dell'altro, scurendola. Da quel momento è possibile distinguere l'immagine di un coniglio sulla superficie lunare. Nelle notti di luna piena è particolarmente agevole.

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    Raffigurazione di Metztli


    * Mextli dio della guerra e delle tempeste, nacque con indosso un'armatura da guerriero. A lui venivano dedicati ogni anno centinaia di sacrifici umani. È dal suo nome che ha avuto origine la parola Messico.

    Nella mitologia azteca Mextli o Mexitl o Tecciztecatl era un dio della luna, nato completamente armato come un guerriero. Accettava centinaia di sacrifici l'anno. Si pensa che il suo nome sia all'origine del termine "Messico".


    * Nanauatzin dio del sole

    Il dio Nanauatl (o Nanauatzin, il suffisso tzin indica rispetto o familiarità) secondo la mitologia azteca, si sacrificò nel fuoco per poter continuare a brillare sulla Terra, diventando così il dio del Sole.

    Nella mitologia azteca si trovano diversi miti relativi alla creazione. Nella leggenda di Quetzalcoatl, Nanauatl aiuta Quetzalcoatl ad ottenere i primi semi di quello che diventerà il cibo dell'umanità.

    Di Nanauatl si parla anche nella "leggenda del quinto sole", come riscritta da Sahagun.

    La leggenda del quinto sole

    Secondo questa leggenda ci furono quattro fasi della creazione, durante le quali alcune delle divinità maggiori (Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, Tlaloc, Ehecatl) assunsero, a turno, il ruolo del sole. Ognuna di queste fasi ebbe termine perché nessuno degli dei fu soddisfatto degli uomini che aveva creato. Finalmente, però, l'uomo fu creato dal mais e quando fu il momento di cercare qualcuno che potesse essere il sole, nessuno degli dei accettò, perché avrebbe dovuto essere sacrificato. Tecciztecatl infine, spinto dal proprio orgoglio, accettò. Gli dei decisero che avevano bisogno anche di qualcun altro e scelsero Nanauatl, perché umile e lui accettò perché lo sentì come suo dovere.

    Tecciztecatl offrì regali preziosi e corallo, invece del proprio sangue, come invece avrebbe fatto Nanauatl.

    Gli dei accesero un grande fuoco, che doveva bruciare per quattro giorni. Quando venne il momento per Tecciztecatl di saltare nel fuoco, ebbe paura e sbagliò per quattro volte, perché il calore era talmente forte che lui ebbe paura di saltare. Allora gli dei chiamarono Nanauatl. Lui chiuse gli occhi, controllò la paura e saltò. Quando Tecciztecatl lo vide saltare, il proprio orgoglio ferito lo convinse a seguirlo.

    All'inizio non successe niente, ma poco dopo due soli apparvero nel cielo. Gli dei erano arrabbiati perché Tecciztecatl continuava a seguire Nanauatl e tutti e due brillavano allo stesso modo, così, uno degli dei prese un coniglio e lo gettò in faccia a Tecciztecatl. Lui perse il suo splendore ed il coniglio rimase impresso sulla sua faccia. Diventò così la luna e la luna ha ancora segnata sulla propria superficie l'immagine di un coniglio. Il sole che rimase, però, era immobile. Gli dei accettarono il fatto che dovevano morire, perché gli uomini potessero vivere. Il dio Ehecatl, dio del vento, sacrificò tutti gli dei e poi, con una potente raffica di vento, fece muovere il sole. Per questo gli uomini devono ripagare gli dei del loro sacrificio.

    Un aspetto importante di questa leggenda è quello legato alla morte degli dei. Gli dei aztechi non avevano un vero e proprio potere terreno, perché erano morti ed esistevano solo nel mondo spirituale, al punto che tutti loro, eccetto Ehecatl, dovevano usare uno specchio magico di ossidiana per poter vedere il mondo. Ehecatl, il vento, diventò il simbolo delle forze della natura: non possiamo vederlo, ma possiamo sentire la sua potenza.

    Ora noi ci troviamo ancora nel Quinto Sole, ma gli aztechi predissero il suo termine per il 21 dicembre 2012.


    * Omacatl dio dei festeggiamenti e della felicità

    Omacatl ("due giunchi"), secondo la mitologia azteca, era il dio dei festeggiamenti, delle celebrazioni e della felicità, una delle sembianze di Tezcatlipoca. Viene rappresentato come una figura in bianco e nero, accucciata mentre mangia. Essendo un dio venerato per lo più dalle famiglie più ricche, porta una corona, una veste decorata di fiori ed uno scettro. Durante le feste a lui dedicate, le immagini in mais di Omacatl venivano mangiate e, si presume, venissero organizzate orge in suo onore.


    * Omecihuatl creatrice di ogni forma di vita sulla terra

    Omecihuatl (anche Omeciuatl), secondo la mitologia azteca, era una dea della creazione e, insieme allo sposo Ometecuhtli, era la fonte di ogni forma di vita sulla Terra; la coppia è un aspetto di Ometeotl.


    * Ometecuhtli dio del fuoco, creatore di ogni forma di vita sulla terra

    Ometecuhtli ("signore della dualità"; also Ometeoltloque, Ometecutli, Tloque Nahuaque, Citlatonac), secondo la mitologia azteca, era una divinità del fuoco, un dio creatore ed una delle maggiori divinità del pantheon, anche se non esisteva un culto a lui dedicato e non veniva venerato attivamente. Lui e la sua sposa, Omecihuatl, furono la fonte di ogni forma di vita sulla terra: la coppia è un aspetto di Ometeotl.


    * Ometeotl dio/dea ermafrodita

    Ometeotl è il nome della doppia divinità Ometecuhtli/Omecihuatl, secondo la mitologia azteca. Il suffisso "teotl" originariamente veniva tradotto come 'dio', ma la maggior parte dei traduttori adesso preferiscono usare il termine 'signore', dato che il concetto non è equivalente al concetto europeo di dio. Alcuni traducono 'teotl' come energia, ma questo non viene solitamente ritenuto corretto. la traduzione letterale del nome è "signore due", Leon Portilla lo interpreta come "Signore della dualità".

    L'origine di questo dio è tolteca e pare se ne siano trovate tracce a Teotihuacan.

    Secondo la tradizionee Nahua/Azteca, Ometeolt/Omecihualt è un dio doppio, maschio e femmina, creatore di Cemanahuatl. L'aspetto maschile di Ometeotl è Ometecuhtli, il suo aspetto femminile è Omecihuatl. Lui/lei dimorava e regnava su Omeyocan ("Posto doppio"), casa degli dei.

    Non esistevano templi dedicati a questo dio, ma ad Ometeotl si fa riferimento in gran parte della poesia azteca.

    Ometeotl veniva chiamato anche con altri nomi: Tloque Nahuaque, "Padrone di ciò che è lontano e e di ciò che è vicino"; Moyocoyatzin, "Inventore di se stesso"; Ipalnemohua, "Colui che dà la vita".

    Una poesia azteca recita:

    Colui che ci ha dato la vita si fa beffe di noi,
    solo un sogno rincorriamo
    oh, amici miei,
    il nostro cuore ha fede
    ma lui si fa beffe di noi
    Ma con emozione noi troviamo gioia
    in tutto ciò che è verde e nella pittura,
    colui che dà la vita ci fa vivere,
    lui sa, lui decide
    come noi, gli uomini, moriremo.
    Nessuno, nessuno, nessuno
    vive veramente, sulla Terra.


    Manoscritto, Cantares Mexicanos/Biblioteca Nazionale del Messico)

    * Opochtli dio mancino della caccia e della pesca: "colui che lancia la freccia con la mano sinistra"

    * Patecatl dio della guarigione e della fertilità, scoprì il peyote.

    Nella mitologia azteca, Patecatl è il dio della medicina e della fertilità ed anche sigore dell'agave e della bevanda pulque che si ricava da essa.

    La leggenda narra che fu lui a scoprire il peyote. Era marito di Mayahuel e padre di Centzon Totochtin.

    Nel calendario azteco (tonalpohualli), Patecatl è protettore del 12º giorno (Malinalli = erba).


    * Paynal messaggero di Huitzilopochtli, prese le sue sembianze mentre il dio era intrappolato nel mondo sotterraneo.

    Nella religione azteca, Painal (chiamato anche Paynal o Painalton o Paynalton; Lingua nahuatl classica: Payīnal [paˈjiːnaɬ], Payīnaltōn, Payīnaltzin) era un dio (teotl) che fungeva da messaggero di Huitzilopochtli.


    * Teoyaomquil dio dei guerrieri uccisi in battaglia

    * Tepeyotl dea della montagna, nome azteco della sposa del dio-giaguaro. Madre di Centeotl

    * Teteoinnan madre degli dei

    Teteoinnan (conosciuta anche come Tozi e Toci), secondo la mitologia azteca, era la madre degli dei, la personificazione del potere della natura, dea della guarigione, e dei bagni di vapore.

    Teteoinnan è la divinità opposta a Coatlicue. Mentre Coatlicue era la forza distruttrice femminile, Teteoinnan era la forza creatrice femminile.


    * Tezcatlipoca dio della notte , del nord e delle tentazioni

    Tezcatlipoca ("specchio fumante"), secondo la mitologia azteca e nahuatl, era il dio della notte, del nord e delle tentazioni. Possedeva uno specchio che sprigionava fumo ed uccideva i suoi nemici. Era l'antitesi ed il rivale di Quetzalcoatl. Era il dio della bellezza e della guerra.

    Tezcatlipoca e Quetzalcoatl provengono dalle più antiche tradizioni azteche. Gli aztechi li assimilarono nella loro religione e li considerarono alla stessa stregua, due divinità gemelle. Erano uguali ed opposti. Perciò Tezcatlipoca fu chiamato "il nero Tezcatlipoca" e Quetzalcoatl "il bianco Tezcatlipoca".

    Secondo un racconto azteco sulla creazione, Quetzalcoatl e Tezcatlipoca unirono le loro forze per creare il mondo. C'era solo il mare ed il mostro della terra, Cipactli. Per attirarlo, Tezcatlipoca usò il suo piede come esca e Cicpactli lo mangiò. I due dei allora la catturarono, distorsero il suo corpo e lo usarono per modellare la terra. Successivamente crearono gli esseri umani.

    Tezcatlipoca rapì Xochiquetzal, la dea dei fiori, perché sentiva di meritarla più del suo sposo Xochipilli. Si dice anche fosse sposo di Xilonen.

    Come Mixcoatl, Tezcatlipoca inventò il fuoco, facendo ruotare i cieli sul loro asse, come un trapano. Anche Omacatl e Titlacauan erano aspetti di Tezcatlipoca.

    Tloque Nauhaque

    Tloquenahuaque, o Tloque Nauhaque, il cui significato è «Dio sconosciuto e creatore di tutte le cose», è il titolo con cuii il dio era adorato durante il regno di Nesahualcoyotl (1402- 1472). Costui, ritenendo troppo complesso il pantheon delle divinità azteche, cercò di riunificarlo in una singola divinità, Tloquenahuaque. Il suo tentativo non trovò alcun seguito nel popolo e rimase un esperimento isolato.

    Tezcatlipoca nella cultura popolare

    * Nel secondo episodio della saga del videogioco Broken Sword, intitolato Broken Sword II: La profezia dei Maya (il titolo in inglese è The Smoking Mirror, lo specchio fumante) il mito di Tezcatlipoca ha un ruolo centrale per lo svolgimento della storia.
    * Citato nel film Boygirl - Questione di... sesso.
    * Nel libro Le scarpe rosse di Joanne Harris (seguito del più celebre 'Chocolat'), il mito di Tezcatlipoca è un tema ricorrente.

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    Tezcatlipoca Rosso

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    Tezcatlipoca Nero


    * Tlaloc dio della pioggia e della fertilità

    Tlaloc (o Nuhualpilli) era, secondo la mitologia azteca, il dio della pioggia e della fertilità.

    Gli Aztechi avevano grande timore di lui e, per conquistare il suo favore, gli sacrificavano esseri umani. Gli Aztechi credevano che Tlaloc fosse il reponsabile sia delle inondazioni che della siccità e che lui fosse stato creato da altri dei. Tlaloc si sposò prima con Xochiquetzal, una delle divinità dei fiori, ma poi Tezcatlipoca la rapì. Tlaloc sposò in seguito la dea Matlolcueitl, "La Signora dalla veste verde". Tlaloc viene comunemente dipinto come un essere blu con delle zanne. Nel mondo sotterraneo dove viveva si trovavano le persone uccise dai fulmini, per annegamento o per malattia. Insieme a Chalciuhtlicue, fu il padre di Tecciztecatl. Aveva una sorella maggiore di nome Huixtocihuatl. A lui venivano sacrificati bambini, che venivano annegati. Regnava sul terzo dei cinque mondi della mitologia azteca.

    Anche gli abitanti di Teotihuacan adoravano Tlaloc, senza però alcun aspetto cruento. Nel periodo pre-azteco, Tlaloc era venerato dalle civiltà teotihuacan e tolteche della Mesoamerica. Altri popoli mesoamericani avevano divinità della pioggia simili, a volte con caratteristiche leggermente diverse, come Chac, il dio Maya della pioggia e Cocijo, dio della pioggia zapoteco.

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    Statua di Tlaloc in Messico


    * Tlazolteotl dea-madre della terra, del sesso, della nascita

    Tlazolteotl, secondo la mitologia azteca, è la dea protettrice della fertilità e della sessualità, della nascita nonché anche una dea-madre.

    Veniva definita "mangiatrice di ciò che è sporco" perché faceva visita alle persone che, giunte al termine della loro vita, le confessavano i propri peccati. Lei poi mangiava questa "sporcizia" (i peccati).

    Secondo la mitologia azteca è madre di Centeotl, dio del mais, ed è associata alla Luna.

    Un altro nome con il quale è conosciuta è Ixcuiname, il cui significato è "dea dalle quattro facce".

    Nel calendario azteco (tonalpohualli), Tlazoteotl è associata alla 14a giornata (Ocelotl = giaguaro), e alla 13a trecena (Ollin = circolazione)

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    Raffigurazione della dea Tlazoteotl

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    Simbolo di Ocelotl

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    Simbolo di Ollin


    * Tonacacihuatl moglie di Tonacatecuhtli.

    Tonacacihuatl, nella mitologia azteca, era la moglie di Tonacatecuhtli. La loro relazione era particolarmente venerata dai Toltechi come il simbolo del rapporto tra sole e luna.


    * Tonacatecuhtli dio della fertilità

    Tonacatecuhtli ("colui che è al centro"), secondo la mitologia azteca, era un dio della fertilità. Fu lui ad organizzare la divisione tra terra ed oceani e la creazione del mondo. Ometecuhtli e Omecihuatl erano i creatori della vita, ma fu lui a creare loro ed il pianeta. Trasformò Chantico in cane perché aveva violato un digiuno ed aveva mangiato del pesce arrostito con la paprica. Sua moglie era Tonacacihuatl.


    # Tonantzin dea-madre. Viene a volte raffigurata come un rospo che ingoia un coltello di pietra.

    Nella mitologia azteca, e tra gli odierni Nahua, Tonantzin (Nostra Cara Terra) è un titolo generico associato alle divinità femminili. Le fonti di Bernardino de Sahagún, ad esempio, lo usavano per chiamare una spaventosa dea della guerra e del parto, Cihuacoatl. Si crede che faccia particolare riferimento alla Madre Terra e, tra i cattolici, denota oggi la Vergine Maria.

    Aspetti

    Tra i titoli onorifici appartenenti a Tonantzin ci sono "Dea del sostentamente", "Nonna onorata", "Serpente", "Portatrice di mais" e "Madre del grano". Tra gli altri nomi indigeni ci sono Chicomexochitl ("Sette Fiori") e Chalchiuhcihuatl ("Donna della Pietra Preziosa"). Tonantzin veniva festeggiata durante la festa di Xochilhuitl.

    Tardo sincretismo

    Alcuni antropologi credono che Nostra Signora di Guadalupe (una manifestazione indigena di Maria madre di Gesù e patrona della Chiesa cattolica messicana) sia un sincretismo ed una Tonantzin cristianizzata. La Basilica di Nostra Signora di Guadalupe costruita nel XVII secolo a Città del Messico, eretta in onore della vergine e forse il più importante monumento religioso messicano, si fonda sulla base della collina di Tepeyac, che si crede essere stata usata in periodo precolombiano per il culto di Tonantzin.

    Secondo una teoria, la creazione di Nostra Signora di Guadalupe come Tonantzin cristianizzata sarebbe un'idea dei missionari per la conversione degli Aztechi. Supportando questo punto di vista, Jacques Lafaye ne scrisse in Quetzalcoatl and Guadalupe.


    * Tonatiuh dio del sole e della guerra.

    Tonatiuh (o Ollin Tonatiuh), nella mitologia azteca, è il nome che viene usato più spesso per indicare il dio-sole, precisamente il Quinto Sole, sorto dopo la fine apocalittica delle quattro ere anteriori. Gli Aztechi vengono spesso definiti "il popolo del Sole", e pur essendo questo un simbolo cardine per molte altre civiltà (si pensi agli Egizi, ai popoli dell'India) è vero che dagli Aztechi fu trasformato in una divinità ossessionante, da cui dipendevano la loro esistenza ed i loro riti.

    Questa divinità era associata all'aquila e si identificava anche nella divinità azteca Huitzilopochtli.

    Una sintesi tragica di questo culto è rappresentata dalla "Pietra del Sole" (oggi nel Museo di Città del Messico).

    Curiosità

    Il famoso conquistador Pedro de Alvarado fu soprannominato "Tonatiuh" dagli aztechi per i suoi capelli biondissimi e il suo carattere ridanciano e gradasso, che però si trasformava in estrema crudeltà in battaglia.

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    Tonatiuh raffigurato nel Codex Telleriano-Remensis


    * Ueuecoyotl (significa "vecchio, vecchio coyote"), dio della promiscuità e di ciò che è selvaggio viene spesso associato a Xolotl.

    * Xilonen altro nome di Chicomecoatl

    * Xipe Totec dio della rinascita dopo la morte, dell'agricoltura, dell'occidente, delle malattie, della primavera, dei fabbri e delle stagioni

    Xipe Totec ("Nostro Signore lo Scorticato"), era una divinità mixteca, in origine chiamata semplicemente Xipe, assimilata poi alla mitologia azteca. Era una divinità che presiedeva alla rinascita, al passaggio dalla morte alla vita e viceversa, dio dell'agricoltura, dell'occidente, delle malattie, della primavera, dei fabbri e delle stagioni. Si tolse la pelle per dare nutrimento all'umanità, simboleggiando il seme del mais, che perde la scorza esterna per poter germogliare. Veniva raffigurato senza pelle, come un dio dorato, oppure con una seconda pelle umana.

    Il culto

    Il culto di questo dio fu adottato dagli Aztechi durante il regno di Axayacatl (1469–1481). Ogni anno, durante il Tlacaxipehualiztli, secondo mese rituale dell'anno atzeco che cadeva all'equinozio di primavera, venivano fatti festeggiamenti in onore di Xipe Totec con sacrifici umani. Si costringevano schiavi e prigionieri a combattere in tornei chiamati Tlahuahuanaliztli. A quelli che perdevano il combattimento veniva tolto il cuore e rimossa la pelle, che, tinta di giallo (chiamata teocuitlaquemitl ovvero "abito d'oro") era poi indossata dai vincitori.

    Templi di Xipe Totec

    Gli orafi aztechi costruirono svariati templi dedicati a Xipe Totec, in particolare quello principale di Yopico. La prima iconografia del dio, invece, ci viene dal tempio a Xolalpan.

    Sembra che la Cattedrale di Città del Messico sorga sul tempio demolito di Xipe a Tenochtitlan

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    Raffigurazione di Xipe Totec nel Codice Borgia


    * Xiuhtecuhtli -> Huehueteotl.

    Xiuhtecuhtli, altro nome del dio del fuoco o "Signore della pietra turchese" conosciuto anche come Huehueteotl, secondo la mitologia azteca era la personificazione della vita dopo la morte, della luce nell'oscurità e del cibo durante la carestia. Di solito veniva raffigurato con la faccia di colore rosso o giallo ed un incensiere sulla testa. Sua moglie era Chalciuhtlicue.

    Alla fine del secolo azteco (della durata di 52 anni), si pensava che gli dei potessero porre fine al loro patto con l'umanità. Venivano allora proclamati festeggiamenti in onore di Xiuhtecuhtli per mantenere il suo favore ed a lui venivano dedicati sacrifici umani, durante i quali alla vittima prescelta veniva estratto il cuore, dopodiché il corpo veniva dato alle fiamme.


    * Xochipilli dio dell'amore, dei giochi, della bellezza, della danza, dei fiori, del mais e della musica

    Nella mitologia azteca, Xochipilli ("principe dei fiori") era il dio dell'amore, dei giochi, della bellezza, della danza, dei fiori, del mais e della musica. Sua moglie era Mayahuel e sua sorella gemella Xochiquetzal. Essendo considerato uno degli dei responsabili della fertilità e del raccolto, è stato associato a Tlaloc, dio della pioggia ed a Centeotl, dio del mais. A lui viene fatto riferimento anche come Macuilxochitl, che significa "cinque fiori". (Xochi deriva dal termine nahuatl 'xochitl', cioè 'fiore', mentre 'pilli' significa 'principe' o 'bambino')

    Verso la metà del 1800, una statua azteca raffigurante Xochipilli, fatta risalire al XVI secolo, fu portata alla luce nei pressi delle pendici del vulcano Popocatepetl, vicino a Tlamanalco. La statua rappresenta una figura seduta su un piedistallo a forma di tempio. Sia la statua che il piedistallo sono ricoperti da incisioni che rappresentano fiori sacri, dalle proprietà psicoattive, come funghi (Psilocybe aztecorum), tabacco (Nicotiana tabacum), convolvolo (Turbina corymbosa), sinicuichi (Heimia salicifolia), forse cacahuaxochitl (Quararibea funebris) ed altri fiori non identificati. La figura è seduta sul piedistallo a gambe incrociate, la testa leggermente sollevata, gli occhi aperti, la mascella inferiore protesa e la bocca semiaperta. La statua si trova attualmente nel Museo Nacional de Antropologia del Messico.

    Wasson, Schultes e Hofmann sono arrivati alle conclusioni che Xochipilli rappresenti una figura in preda all'estasi. La posizione e l'espressione del corpo, uniti ad una evidente rappresentazione di piante allucinogene risaputamente usate dagli Aztechi nelle cerimonie sacre, avvalorerebbero questa interpretazione.

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    Raffigurazione di Xochipilli nel Codex Borgia


    * Xochiquetzal dea dei fiori, della fertilità, dei giochi, della danza e dell'agricoltura, oltre che degli artigiani, delle prostitute e delle donne incinte

    Xochiquetzal, o Ichpuchtli, secondo la mitologia azteca è il nome della dea dei fiori, della fertilità, dei giochi, della danza e dell'agricoltura, oltre che degli artigiani, delle prostitute e delle donne incinte. Secondo alcuni sposa di Xochipilli, secondo altri ancora sua sorella gemella.


    * Xocotl dio delle stelle che regna sul fuoco

    * Xolotl dio dei lampi e quello che aiuta i morti nel loro cammino verso Mictlan

    Xolotl, secondo la mitologia azteca e prima ancora quella tolteca, era il dio dei lampi e colui che aiutava i morti nel loro viaggio verso Mictlan.

    Figlio della vergine Coatlicue, era gemello di Quetzalcoatl e rappresentava la personificazione demoniaca di Venere, la stella della sera.

    Proteggeva il sole quando, alla notte, scendeva nel mondo sotterraneo.

    Nelle raffigurazioni artistiche era dipinto come uno scheletro o come un uomo con la testa di cane. Per il mito cosmogonico, durante l'Età delle Acque salvò l'umanità bagnando col proprio sangue le ossa dei morti, riportandoli così in vita.

    Xolotl fu anche il nome di un guerriero cicimeco del Nord del Messico.

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    Una raffigurazione di Xolotl (Codice Fejervary-Mayer, XV secolo)


    * Yacatecuhtli dio dei viaggiatori, specialmente mercanti

    Yacatecuhtli, in náhuatl "Chi va prima", era il dio messicano del commercio e dei viaggiatori, principalmente dei viaggi commerciali. Il suo simbolo era un gruppo di schiavi prigionieri.


    Gli aztechi furono una delle grandi civilta precolombiani, la piu florida e viva al momento del contatto con gli ispanici.Si svilupparono nella regione mesoamericana dell' attuale Messico dal secolo XIV al XVI.

    In nahuatl, il linguaggio nativo degli aztechi, "Azteco" significa" colui che viene da Aztlan : una regione mitica nel nord del messico. Gli aztechi si riferivano a loro stessi come Mexica o teneoca gli aztechi furono i migliori creatori di giochi di palle.


    Gruppi di divinità

    * Centzon Totochtin

    I Centzon Totochtin ("quattrocento conigli"; anche Centzontotochtin), secondo la mitologia azteca, erano un gruppo di divinità che si incontravano di frequente nelle varie celebrazioni; sono conigli-divinità e dei dell'ubriachezza. Alcuni dei loro membri erano Texcatzonatl, Colhuatzincatl e Ometochtli. I loro genitori erano Patecatl (dio della fertilità e scopritore del peyote) e Mayahuel (dea dell'alcool) e potrebbero essere stati fratelli di Ixtlilton.

    Il nome era usato anche come unità di misura dell'ubriachezza di un uomo: il livello minimo era "Pochi Conigli", quello massimo invece "400 Conigli". Note anche come divinità del pulque, bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione di alcune specie di agave consumata durante le funzioni religiose con il peyote. Dopo l'arrivo degli spagnoli il processo con cui gli Aztechi ottenevano il pulque subì alcune modifiche fino a diventare l'odierna tequila.


    * Tzitzimime, i "mostri del cielo", erano divinità-stelle o demoni

    Le tzitzimime, nella mitologia azteca, erano delle divinità mostruose provenienti dalle tenebre. Erano di sesso femminile e avevano sembianze scheletriche.

    Il loro arrivo era collegato al mito cosmogonico secondo il quale, nell'ultima Età del mondo, l'umanità sarebbe stata distrutta. Con l'avvento dei conquistadores, la profezia non si completò e il dominio delle tzitzimime sul mondo fu rinviato. Controllavano il mondo dal cielo, sotto forma di demoni-stella, manifestandosi pericolosamente durante la notte.

    Venivano raffigurate come scheletri con un serpente in posizione fallica (nonostante fossero considerate femmine), una collana di mani e cuori umani e orecchini a forma di mano.

    Si dividevano in quattro categorie:

    * Iztactzitzimitl (mostri bianchi)
    * Xouchcaltzitzimitl (mostri blu)
    * Coztzitzimitl (mostri gialli)
    * Itlatlauhcatzitzimitl (mostri rossi)

    La più importante tzitzimime era Itzpapalotl.

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    Itzpapalotl, la più importante tra le tzitzimime


    Creature soprannaturali - Mostri, angeli...

    * Cipactli origine della Terra

    Cipactli era, secondo la mitologia azteca, un mostro femminile delle acque, in parte coccodrillo ed in parte pesce, il cui glifo sta a raffigurare il primo segno dell'anno astrologico. Dal corpo di Cipactli gli dei formarono la terra. Secondo gli Aztechi era anche un'assassina, per questo fu poi punita e trasformata in terra.


    * Civatateo

    I Civatateo, secondo la mitologia azteca, erano vampiri. Erano donne di stirpe nobile morte durante il parto e, dopo essere ritornate tra gli esseri viventi, inseguivano i viaggiatori e infestavano i templi. Erano raggrinzite e pallide. Le facce erano bianche e la mani e braccia coperte di ticitl (gesso bianco). Le loro vesti logore erano decorate da ossa.

    Civatateos sono serve delle divinità della luna azteca Tezcatlipoca e Tlazolteotl.

    I loro attacchi agli esseri umani possono essere impediti mettendo del cibo sugli altari costruiti ai crocevia. La loro offerta preferita è un dolce a forma di farfalla.


    * Nagual

    Un Nagual, secondo la mitologia azteca, era uno spirito totemico; ogni dio ed ogni essere umano aveva un Nagual, come Huitzilopochtli/colibrì e Quetzalcoatl/serpente piumato.

    Nagual è anche un termine usato nei libri di Carlos Castaneda, per descrivere una persona che è capace di guidare gli altri verso nuove aree della percezione.

    Il Nagual è il benefattore degli apprendisti, una sorta di guida verso la libertà totale.

    Il Nagual (secondo Castaneda) è in contrapposizione al Tonal, inteso come tutto ciò che può essere esplicato e compreso dalla ragione, il Nagual è una realtà che trascende la comprensione puramente intellettuale e di cui si può solo essere testimoni, è tutto ciò che si trova al di fuori del dominio della parola, del concetto, è lo Spirito inesplicabile di cui si può solo fare esperienza diretta.


    * Tecciztecatl

    Tecciztecatl ("dio della vecchia luna"; anche Tecuciztecal, Tecuciztecatl), secondo la mitologia azteca, era una divinità lunare che rappresentava il vecchio "uomo-sulla-luna". Poteva essere il dio del sole, ma ebbe paura del suo fuoco, così fu Nanauatzin a diventare il dio del sole mentre Tecciztecatl (sotto forma di coniglio) fu immediatamente lanciato sulla luna. In alcune raffigurazioni porta una grande conchiglia sulla schiena, a rappresentare la luna stessa; in altre, ha ali di farfalla. Era figlio di Tlaloc e Chalchiuhtlicue.


    * Tlahuixcalpantecuhtli

    Tlahuizcalpantecuhtli, o Tlahuizcalpantecutli ("signore della stella dell'aurora"), secondo la mitologia azteca, era la personificazione della stella del mattino, cioè il pianeta di Venere come appare al mattino. Suo fratello Xolotl era il pianeta Venere come stella della sera. Tlahuizcalpantecuhtli era un aspetto di Quetzalcoatl.


    * Tlaltecuhtli

    Tlaltecuhtli (o Tlaltecutli), secondo la mitologia azteca, era un mostro marino che dimorava nelle profondità dell'oceano dopo il quarto Grande Diluvio. Quetzalcoatl e Tezcatlipoca, sotto forma di serpenti, la spezzarono in due e ne gettarono una metà verso l'alto, dando origine così al cielo ed alle stelle, mentre l'altra metà la lasciarono cadere, dando così origine alla terra. Lei rimase in vita però, e pretese del sangue umano. Nonostante il nome maschile, viene comunemente raffigurata come femmina di coccodrillo con zampe artigliate e teschi sulla schiena e sui fianchi. Viene spesso rappresentata nella posizione di una donna partoriente.

    A volte viene associata a Cihuacoatl, Tonantzin, Tonatiuh e Tlaleutli.


    Re...

    * Mictlantecuhtli

    Mictlanteculhtli ("signore di Mictlan"), secondo la mitologia azteca, era il dio dei morti e Re di Mictlan, la parte più profonda degli inferi. Veniva raffigurato come uno scheletro, o una persona che indossava un teschio dentato o un cappello a cono pieghettato e vestiti di carta. Veniva associato ai ragni, ai gufi ed ai pipistrelli. Sua moglie era Mictecacihuatl. Entrambi costituivano l'opposizione binaria del principio di disaggregazione dei corpi.


    Località

    * Iztaccihuatl il mondo sotterraneo di Mictlan

    Iztaccíhuatl (a volte scritto Ixtaccíhuatl o cumunemente chiamato Iztla) è la terza montagna più alta del Messico, dopo il Pico de Orizaba (5.610 metri) ed il Popocatépetl (5.452 metri) ed anche la quinta più alta del Nord America.

    La montagna ha nove cime principali, la più alta delle quali è a 5.286 metri sul livello del mare. Le cime vengono raffigurate come la testa, il petto, le ginocchia ed i piedi di una donna addormentata. L'Iztaccíhuatl si trova a soli 70 km a sud-est della Città del Messico da cui, a seconda delle condizioni meteorologiche, è spesso visibile.

    La prima scalata di cui si ha notizia è avvenuta nel 1899, ma reperti archeologici suggerirebbero che gli Aztechi, ed altre culture precedenti, avessero già effettuato la scalata.

    La leggenda di Popocatépetl e Iztaccíhuatl

    Nella mitologia azteca, Popocatépetl era un guerriero che amava Iztaccíhuatl. Il padre di Iztaccíhuatl lo mandò in guerra, ad Oaxaca, promettendogli sua figlia in sposa al suo ritorno (cosa che il padre di Iztaccíhuatl pensava non sarebbe avvenuta). A Iztaccíhuatl venne detto che il suo amore era stato ucciso e lei morì dal dolore. Quando Popocatépetl ritornò e seppe di averla perduta, morì di dolore anche lui. Gli dei li coprirono di neve e li trasformarono in montagne. La montagna Iztaccihuatl venne chiamata "La donna addormentata" perché ha le sembianze di una donna sdraiata sulla schiena. Lui divenne il vulcano Popocatépetl, che faceva piovere fuoco sulla Terra con furia per la rabbia di aver perduto la propria amata.

    Come arrivarci

    In Bus a Città del Messico fino a Amacameca e poi in transporte colectivo fino al Estacionamiento La Joya, punto di partenza dalla quale inizia l'ascenso di due giorni.

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    Il vulcano Iztaccíhuatl


    * Popocatepetl Talocan, il primo paradiso

    Il Popocatépetl (5.452 metri), è un vulcano in attività, situato nella regione di Puebla, in Messico. Il vulcano si trova a 70 km a sudest di Città del Messico e solo 45 km a ovest della città di Puebla.

    Il suo nome, che in lingua nahuatl significa "montagna (tepētl) che emette vapore (popōca)", è dovuto alla sua continua attività, fin dai tempi dell'epoca precolombiana.

    Il Popocatépetl ha una forma conica simmetrica, con ghiacciai perenni vicino al cratere, sulla cima della montagna. È il secondo vulcano più alto del Messico, con un'altezza massima di 5.465 metri sul livello del mare, secondo solamente ai 5.700 metri del Citlaltépetl (o "Pico de Orizaba").

    Il Popocatépetl, conosciuto anche come Popo o Don Goyo, è uno dei vulcani più attivi del Messico. Dal 1354 sono state registrate 18 eruzioni. Attualmente la sua attività è moderata, ma costante, con emissioni di fumarole, composte da gas e da vapore acqueo, e da repentine e impreviste eruzioni minori di ceneri e materiale vulcanico. L'ultima eruzione violenta del vulcano fu registrata nel dicembre del 2000.

    Nel 1994 i monasteri costruiti sulle sue pendici all'inizio del XVI secolo furono dichiarati Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

    Mitologia del vulcano

    Il volcán, durante l'epoca precolombiana, era una divinità azteca destinataria di un culto esclusivo. Al giorno d'oggi il culto sopravvive in forma minoritaria o simbolica; i guardiani del vulcano vengono chiamati "temperos del vulcano Popocatépetl", e ad esso si riferiscono come Don Goyo o Serafín, personificandolo come un'indigena.

    I temperos fanno parte delle comunità che popolano le pendici del vulcano e assicurano di poter comunicare con esso dopo un'esperienza che li ha portati vicino alla morte, come l'essere stati colpiti da un fulmine o per aver sofferto di una malattia terminale.

    I temperos celebrano riti nei santuari consacrati a Popocatépetl, che si trovano tra le piantagioni e le zone boscose alle pendici del vulcano, per invocare la benedizione della pioggia, così come la protezione del dio per i raccolti.

    La leggenda di Popocatépetl e Iztaccíhuatl

    Nella mitologia azteca, Popocatépetl era un guerriero che amava Iztaccíhuatl. Il padre di Iztaccíhuatl lo mandò in guerra, ad Oaxaca, promettendogli sua figlia in sposa al suo ritorno (cosa che il padre di Iztaccíhuatl pensava non sarebbe avvenuta). A Iztaccíhuatl venne detto che il suo amore era stato ucciso e lei morì dal dolore. Quando Popocatépetl ritornò e seppe di averla perduta, morì di dolore anche lui. Gli dei li coprirono di una pioggia di stelle e li trasformarono in vulcani. La montagna Iztaccíhuatl venne chiamata "La donna addormentata" perché ha le sembianze di una donna sdraiata sulla schiena. Lui divenne il vulcano Popocatépetl, che faceva piovere fuoco sulla Terra con furia per la rabbia di aver perduto la propria amata.

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    Popocatépetl

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    Popocatépetl

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    Popocatépetl, versante nord


    * Tlillan-Tlapallan regno di mezzo del Cielo (paradiso di mezzo) riservato a coloro che comprendevano la saggezza di Quetzalcoatl

    Tlillan-Tlapallan (Luogo dei colori nero e rosso) è un luogo leggendario situato sulla costa del Golfo del Messico, dove re Quetzalcoatl giunse in volo da Tollan per potersi bruciare trasformandosi nella Stella del Mattino.

    Questa storia viene raccontata in un manoscritto del XVI secolo (il Codice Chimalpopoca) contenente gli Annali di Quauhtitlan. Scritto in lingua nahuatl, il testo è una traduzione di un precedente libro spagnolo. Questa leggenda viene descritta anche da Bernardino de Sahagún nel suo Historia universal de las cosas de Nueva España. Il nome Tlillan Tlapallan è stato interpretato come riferimento alla scrittura ed ai libri.


    * Tonatiuhichan il sommo paradiso


    Esseri umani

    * Mayahuel

    Secondo la mitologia azteca, Mayahuel era la donna della quale si innamorò Ehecatl, il dio del vento. Lui fece dono dell'amore al genere umano, perché lei potesse poi ricambiarlo. Mayahuel andò sposa a Xochipilli ed a Patecatl. È la madre dei Centzon Totochtin (i quattrocenti conigli).

    È rappresentata con molti seni per nutrire i suoi tanti figli e al centro di un fusto di agave, la pianta di cui è protettrice, insieme alla tipica bevanda mesoamericana ottenuta dalla sua fermentazione, l'octli (detta anche pulque).

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    Mayahuel in una raffigurazione



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    Mitologia babilonese


    La mitologia babilonese (o mitologia assiro-babilonese) fa parte della mitologia mesopotamica ed è il complesso delle credenze religiose e dei miti dei popoli babilonese ed assiro.

    Il canone babilonese è in gran parte derivato dalla mitologia sumera ed alcuni testi cuneiformi babilonesi sono traduzioni in accadico di antecedenti testi sumerici. Come avvenne per le interpolazioni tra la mitologia greca e quella romana, molte divinità sumere furono riprese e rinominate dai Babilonesi, come nel caso di Inanna/Ishtar e Dumuzi/Tammuz, gli furono dati nuovi attributi, in modo da soddisfare le esigenze della nuova popolazione dominante.

    Comunque, al di là delle indubbie similitudini con quella sumera, alla mitologia babilonese appartengono divinità e miti propri di quella cultura, come il dio Marduk, patrono della città di Babilonia, ed il Poema della Creazione, l'Enûma Elish.


    Mito della creazione

    Il poema della creazione (Enûma Elish), "Quando in alto", era un testo sacro recitato durante le festività babilonesi, il cui nucleo principale era costituito da una cosmogonia, una teogonia, dalla glorificazione del dio Marduk, con l'enumerazione dei suoi 50 nomi e relativi attributi. Prima che Cielo e Terra ricevessero i loro nomi (cioè prima della loro creazione), le acque primordiali erano mischiate fra loro. Da questa fonte creatrice nascono tre generazioni di divinità, fino ad Ea e Anu. I giovani dei sono irrequieti e disturbano la pace di Apsû, il loro antenato, il quale decide di punirli distruggendoli. Ma Ea attraverso un incantesimo induce Apsû in un sonno profondo e si impossessa delle profondità delle acque, trasformandole in un regno dove vivrà con la moglie Damkina.

    Damkina dà alla luce Marduk, il cui vigore insidia Tiamat, la sposa di Apsû. Tiamat, spinta da altre divinità, vuole combattere contro Marduk e, perciò, chiama a sé una schiera di mostri e serpenti comandati dal figlio Kingu. Quando i poteri magici di Ea non riescono a prevalere, questi chiede l'aiuto di Marduk che, in cambio, chiede il comando supremo sugli dei. La richiesta viene accettata e Marduk ottiene armi potentissime, tra cui i sette venti. Il dio scatena allora una tempesta nella quale imprigiona Tiamat, immobilizzandola nella sua rete per mezzo dei venti. Infine, circonda l'esercito nemico e cattura Kingu a cui sottrae le Tavole del Destino.

    Marduk taglia quindi a metà il corpo di Tiamat: la parte superiore diventa la volte celeste con stelle e pianeti, e quella inferiore diviene la Terra, e il Tigri e l'Eufrate fluiscono dalle sue orbite. Inoltre la coda annodata della dea serve a evitare che le acque dell'Apsû inondino la Terra e colonne possenti sono innalzate per dividere la Terra e il Cielo.

    Le Tavole del Destino vengono date ad Anu da Marduk in persona affinché le tenga al sicuro. Marduk è eletto capo supremo dagli dei in consesso. Kingu viene accusato della rivolta e per questo viene giustiziato. Ea mischia il sangue di Kingu all'argilla, creando così l'uomo, il quale dovrà lavorare per gli dei supremi, sostituendo il compito precedentemente posto sulle spalle degli dei minori. Viene consacrato un santuario a Marduk, che egli chiama Babilonia, poi tutti gli dei si riuniscono per festeggiare. Il testo continua con l'esaltazione di Marduk.





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